Il culto della Madonna di Montevergine fu introdotto da S. Guglielmo da Vercelli (1085-1142) che fondò, presso Avellino, il famoso Santuario mariano; dove si venera un’icona bizantina, chiamata localmente Mamma Schiavona, appartenente al tipo di madonna nera che la tradizione vorrebbe dipinta propriamente dalla mano di S. Luca. In seguito, S. Guglielmo istituì una Congregazione Verginiana, filiazione dell’ordine monastico benedettino; e numerosi luoghi sacri, intitolati alla Madonna di Montevergine, sorsero nel Meridione d’Italia; i quali contribuirono a diffonderne largamente la devozione popolare.
L’icona paolana, ospitata nel portico della Porta delli Santi, richiamava fedeli d’ogni parte; tanto che, per proteggerla, si dovettero porre due cancelli. Si fece, allora, richiesta alla marchesa Spinelli di concedere un luogo da fondarvi una chiesa. Ed il luogo dato risultò in parte occupato da una bottega, di proprietà dei Frati Agostiniani, “dove si batte la chianca, e si vende la carne”. Nel mentre che si raggiungeva un accordo coi Frati Agostiniani, promettendo loro in permuta altro locale, si cominciò a radunare nella piazza il materiale per la fabbrica: legname giunto da Fuscaldo ed “un monte di pietre, portate a gara, non solamente da uomini, ma anche da donne d’ogni sorta, e da fanciulli”. Per l’8 settembre, giorno della Natività di Maria, s’organizzò pure una festa; che durò tre giorni e vide la corsa d’un palio lungo la Ruga Nova (attuale Corso Garibaldi). Finché un panegirico del Padre Provinciale Perrimezzi chiuse la cerimonia e benedisse la nascita della nuova chiesa; la quale santificava un luogo “prima profanato da giocatori, bestemmiatori e donne impudiche”. E la scritta incisa sul portale “Opus Mirabile Mariae Virginis Iuxta Aquam In Plateis” (“Opera mirabile di Maria Vergine vicino la Fontana di piazza”) porta lontana memoria del significato di tale evento. |