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Un capolavoro di levigata eleganza è, quindi, la cantorìa che ospita un maestoso organo del 1888 di Pacifico Inzoli; il quale reca, sui cassoni laterali, dipinti riproducenti strumenti musicali. Posta sul fronte della cantorìa, è un’epigrafe che avverte come nel 1857 il tempio, consumato dagli anni, sia stato reso al suo antico splendore da Carlo Perrimezzi.
Nel centro della navata, sono, infine, due belle opere d’arte.
Un magnifico pulpito ligneo settecentesco; che s’eleva, perfettamente inserito, tra due lesene laterali; coperto da cimasa intagliata.
E, sul muro opposto, lo splendido tondo della Madonna della Purità di Dirck Hendricksz; di cui esistono, in Calabria, altri esemplari, presso che simili, nella Pinacoteca Capizzano di Rende e nel Convento di S. Antonio di Catanzaro. E, forse, questa piccola gemma di Teodoro d’Errico il Fiammingo – com’era pure chiamato il pittore – è tra le prime acquisizioni della chiesa protosecentesca; dato che le notizie biografiche del Fiammingo si perdono tra il secondo e terzo decennio del ‘600: quando, cioè, maturava la fabbrica della chiesa e del collegio gesuitico di Paola.
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