Soprintendente ai Monumenti delle Marche, dell’Umbria e dell’Abruzzo. Rimanendo, nella sede d’Ancona, fino al ‘47; dove ha modo di riordinare per intero il Museo Nazionale delle Marche.
Dal ’47 fino al ‘56, infine, anno della sua morte, vive a Roma: operando presso la Biblioteca dell’Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte; dove raccoglie materiale di prima mano per i suoi tanti saggi ed articoli scientifici.
Insomma, già dal breve profilo tracciato, s’evince d’aver di fronte una personalità di grande spessore; che ha segnato un’epoca intera di studi e tracciato sentieri su cui altri archeologi, come Enrico Paolo Arias, sono passati dopo di lui.
Copertina della ‘Cronaca del Frugali’ stampata in Roma nel 1934
E d’una tale figura sarebbe forse opportuno tentare oggi un recupero; facendo un bilancio del suo lavoro scientifico e dei suoi tanti interessi che collimavano pure con la storia civile e la filologia; come mostra la famosa ‘Cronaca del Frugali’ della Cosenza del ‘600, ch’egli scoprì e diede alla stampe nel ’34. Così da definire, quindi, non solo l’immagine dell’archeologo; ma anche quella dell’uomo che sempre cerca qualcosa. E molto spesso la trova; illuminando il nostro passato, per farci luce nel presente.
Tratto da: Carlo Andreoli, ‘Arte in Riviera’, Paola, 2008