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Patrimonio d'arte della Calabria
Codex Purpureus Rossanensis
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TAVOLA XIII - L’Evangelista Marco mentre scrive il Vangelo
Codex Purpureus Rossanensis, Tavola XIII
Codex Purpureus Rossanensis, Tavola XIII
Il Codice:
Il testo greco è scritto in bellissimo carattere onciale argenteo a due colonne in caratteri aurei, anch'essi onciali, è l'inizio dei due Evangeli. La bella scrittura, senza spiriti ed accenti e senza distacco di parole, non presenta altro segno d'interpunzione se non il pinctum.
L'inizio dei paragrafi è indicato da iniziali più grandi. Le abbreviature si può dire che manchino, all'infuori di qualche compendium facilmente decifrabile. Troviamo peraltro in qualche parte del codice (ricordo le didascalie, qualche nota marginale , l'indice del Vangelo di Matteo, l'Epistola a Carpiano) altro carattere anch'esso onciale, ma di minori dimensioni, dalle lettere più l'un l'altra avvicinate e in meno maestoso ductus
Il testo del codice rossanese, è costituito da parte del Nuovo Testamento cioè della collezione dei libri biblici che ebbe origine in Asia Minore e fu descritta in due parti: la prima risultante dai quattro Evangeli e detta "Evangelo" e La seconda costituita degli "Atti" e dalle "Epistole".
Ciascuno di questi scritti aveva il titolo e spesso una prefazione e un prologo.
L'ordine dei Vangeli che prevale in quasi tutti i manoscritti greci e siriaci è : Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Anche nel nostro codice precede il Vangelo di Matteo e segue quello di Marco. In ambedue sono state notate trasposizioni di pagine. Il Vangelo di Marco è mutilo giunge al cap. XVI, 14.
Contiene inoltre una parte di lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza degli Evangeli.
Si ritiene che in origine il codice contenesse anche i Vangeli di Luca e Giovanni. Mancano inoltre fogli con miniature, oltre che il frontespizio generale, una parte dell'Epistola a Carpiano, le tabelle dei Canoni e il frontespizio del Vangelo di Matteo.
Risalendo il nostro codice al sec. VI il suo testo è da considerarsi fra i più antichi testi del Nuovo Testamento.
 
Miniature:
L'importanza delle miniature del codice rossanese è rilevata dai più autorevoli storici dell'Arte. Esse danno luogo ad osservazioni notevoli sia nel loro complesso sia nei particolari e sia dal punto di vista stilistico e da quello iconografico.
Sopravvive nella miniatura di questo codice l'arte greca alessandrina nella nobiltà e gravità dei personaggi e per il gusto dell'allegoria.
Il Todesca specifica che le illustrazioni di questi manoscritti "sono un nesso tra l'arte ellenistica e quella bizantina del Medioevo più inoltrato, nella quale anche la miniatura doveva conservare perenni le tradizioni antiche accanto a nuove forme stilistiche più propriamente bizantine, e spesso fonderle con queste".
Le miniature sono eseguite con un colorito vivace e rapido che dimostra la persistenza della miniatura impressionistica classica nell'arte del litorale dell'Asia Minore, da cui questi codici provengono.
 
Commento alla Miniatura:
Marco evangelista scrive le prime parole del suo Vangelo. E' fornito di strumenti scrittori (calami e atramentarium) Una figura di donna, la Sapienza divina, gli detta le parole
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Foto gentilmente concesse dal prof. Marcello Lattari: se ne consente l'uso in forma privata e per motivi di studio. Resta vietato l'uso a scopo di lucro.
Note Bibliografiche, fonti e bibliografia .



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