Il ciclo, intanto, ha un suo particolare significato di culto; in quanto raccoglie, nell’insieme, Storie della Vita di Maria. Le 5 tele, tutte d’identico formato ed incorniciate a stucco, rappresentano infatti episodi salienti della Vita della Vergine: la Natività e la Presentazione al Tempio – relative alla prima fase della sua vita fino alla fanciullezza – l’Annunciazione e la Visitazione – momenti cruciali dell’esperienza mariana precedenti la nascita di Cristo – ed infine la Circoncisione di Gesù – primo impegno tutelare di Maria come Madre di Cristo. |
Tutte le tele recano in calce la sigla ‘R.S.P.F.’ che – come nota Francesco Samà, critico d’arte fuscaldese – starebbe per ‘Raphael Sansone Pingere Fecit’. Ed il loro committente, Raffaele Sansone - padre di quel Domenico Sansone che fu principe del foro napoletano sulla fine del ‘700 – viene indicato in una biografia ottocentesca come “fisico-chimico di rinomanza non volgare”; dimorante a Napoli, per il suo lavoro, e ben accreditato presso i marchesi Spinelli, titolari del feudo di Fuscaldo.
Le tele, secondo l’opinione di Nicola Spinosa, risalirebbero al 1735-40: relative, cioè, al periodo in cui il Cestaro, poco più che ventenne, si trovava ancora a bottega presso il Solimena; assieme ad un gruppo di discepoli che avrà poi un ruolo notevole nella pittura barocca napoletana – come Giuseppe Bonito, Gaspare Traversi e Domenico Mondo. E l’influenza del Solimena era ancora tale per il Cestaro che le tele fuscaldesi riprenderebbero in buona parte un ciclo analogo dipinto dal maestro per la chiesa di S. Maria di Donnalbina in Napoli.
Ma in seguito il Cestaro elaborò un suo stile personale che lo porterà a lavorare per importanti chiese del Regno di Napoli. Dipinse, infatti, per la chiesa del Gesù a Lecce (1740); per quelle di S.Efremo Vecchio e dei SS. Filippo e Giacomo a Napoli (1757-59); per la chiesa dell’Assunta di Bagnoli Irpino (1759); per quella dell’Annunziata di Angri (1764); ed ancora a Napoli nella cappella Berio di S. Giorgio dei Genovesi (1770). Ed oltre che frescante, fu anche un abile pittore da cavalletto. Come mostrano la ‘Cleopatra’ del Museo di Capodimonte ed una serie d’ovali nel |