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Patrimonio d'arte della Calabria
Il Catalogo Calabrese di Dirck Hendricksz
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Nato ad Amsterdam, intorno al 1543, Dirck Hendricksz Centen – noto alle cronache come Teodoro d’Errico il Fiammingo – ebbe in patria una prima formazione di cui s’ignorano i dati documentari. Alla morte del padre – Hendrick Centen – nel 1568, l’artista risulta già trovarsi all’estero; mosso dall’ansia d’ampliare i propri orizzonti, oltre che per sfuggire alle guerre di religione che attanagliavano allora l’Olanda (Abbate). Si suppone ch’egli sia giunto prima a Roma, dove avrebbe avuto modo d’assorbire la variante locale del manierismo internazionale; che viveva nel cantiere di Villa Farnese a Caprarola un suo momento cruciale. E che si sia, quindi, stabilito a Napoli nei primi anni ’70. Lì c’era già una nutrita schiera di pittori fiamminghi; che aveva nella bottega di Cornelis Smet un punto comune di riferimento. E, a riprova della comunanza di vita e di lavoro, quando nel 1574 lo Smet sposa Margherita di Medina, Teodoro d’Errico risulta essere suo testimone di nozze. Dal 1578 risultano documentati suoi impegni di lavoro per chiese e confraternite del Regno di Napoli; lungo circa un quarantennio, in cui sarà pure assistito dall’aiuto del figlio Giovan Luca. La sua pittura, di nordico romanizzato, passa dalle prime esperienze ancora fiamminghe, attraverso l’esempio di Marco Pino e del Barocci soprattutto, ad un tardo-manierismo d’ascendenza tosco-romana; che lo lascia spesso confondere coi modi di Francesco Curia. Di fatto, vive un’esperienza simile a quella del suo amico e cognato Aert Mytens (Rinaldo Fiammingo): allievo di Cornelis Smet e nominato - come accadde pure al d’Errico - console dell’arte dei pittori napoletani. Dopo una lunga infermità, in cui fu preso da ricorrenti dolori colici, acuiti dalla sua predilezione per una vita dissipata – come notò il De Dominici – si spense in patria, ad Amsterdam, nel novembre del 1618.
Del catalogo calabrese di Dirck Hendricksz offriamo un breve sunto; che riunisce attribuzioni ormai consolidate con altre passibili ancora di verifica e d’approfondimento.
 
AIETA
Nella chiesa di S. Maria della Visitazione è una Madonna del Carmine, attribuita al Fiammingo. Emilio Barillaro (1972) la definiva come una “pala d’altare dipinta ad olio su tavola, opera di bottega municipale del primo ‘600”.
 
BONIFATI
Bonifati – Cristo portacroce tra i SS. Pietro e Paolo
Bonifati – Cristo portacroce tra i SS. Pietro e Paolo
La chiesa del Calvario custodisce un Cristo portacroce tra i SS. Pietro e Paolo; che si trovava già nella diruta chiesa della Maddalena. Le due figure degli apostoli presentano analogie iconografiche coi SS. Pietro e Paolo della chiesa di S. Michele di Potenza.
 
CASSANO IONIO
Un tondo della Madonna della Purità, detta pure Madonna di Cassano, attribuito a Dirck Hendricksz, si trova nella Cattedrale. Secondo Barillaro si tratterebbe d’un “dipinto secentesco ad olio su tela (riproduzione di icona più antica, forse medievale), in ricca cornice barocca settecentesca d’ottone e lapislazzuli”. Giuseppe Santagata (1974), riprendendo un giudizio d’Alfonso Frangipane (1933), la riteneva parimenti “copia d’icona più antica, eseguita non prima del sec. XVII”.
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Articolo a cura di Carlo Andreoli



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