Si tratta d’una tavola, in precedenza attribuita pure a Cristoforo Scacco, che si trova collocata sull’altare maggiore della chiesa di S. Maria delle Grazie d’Acerno. E rappresenta una Madonna col Bambino che stilla latte dal seno per alimentare il pentimento delle anime purganti. Un motivo iconografico consentaneo a certo modo di culto tipico dell’estremo meridione; che ha fatto propendere, assieme al riscontro stilistico, per l’attribuzione del dipinto al maestro calabrese.
La storiografia antica ha sempre sostenuto - ed a ragione – che il Cardisco sia stato, assieme ad Andrea Sabatini da Salerno, tra i primi seguaci napoletani di Polidoro Caldara da Caravaggio. Notava il Lanzi, nel 1796: “V’è chi conta fra gli allievi di Polidoro un eccellente pratico e bravo coloritore, detto Marco Calabrese, il cui cognome è Cardisco”. Ora è certo che Polidoro da Caravaggio sia sceso a Roma nel 1515; e che lì, entrato nella cerchia degli aiuti di Raffello (Giovanni da Udine, Giovan Francesco Penni e Giulio Romano), abbia partecipato assieme a loro, nel 1517-18, alla decorazione delle Logge Vaticane. E’, quindi, assai probabile che l’alunnato di Marco Cardisco presso Polidoro abbia avuto luogo a Roma tra gli anni 1515-18.
Ciò perché, al 1519, data già l’opera più celebre eseguita dal Cardisco a Napoli: l’Adorazione dei Magi di Castelnuovo.
Adorazione dei Magi - Napoli
Tavola che, ubicata un tempo nella Cappella Palatina, raffigura nelle vesti dei Magi: Ferrante I, Alfonso II d’Aragona e Carlo V. La quale, per la sua alta cifra stilistica - così partecipe oltretutto delle novità romane derivanti dalle Fiandre che avranno di lì a poco un banditore d’eccezione in Jan van Scorel - lascia presumere non solo che il Cardisco avesse già appreso in Roma le maniere di tale voga; ma che ne fosse giunta in Napoli la fama.
Atteso l’alto profilo dei soggetti ritratti nel dipinto e la sua collocazione di prestigio: la cappella del Maschio Angioino. L’opera dovette consacrare del tutto il talento del Cardisco; foriero della maniera nuova nel Regno di Napoli. Notava infatti il Vasari: “Non avendo emulazione, né contrasto degl’artefici nella pittura, fu da que’ signori sempre adorato, e delle cose sue si fece con bonissimi pagamenti sodisfare”. Inizia, quindi, negli anni ‘20 la sua carriera fortunata; che lo porterà a compiere “infiniti lavori, in olio et in fresco”. E mentre risulta segnalata, al 1521, la sua iscrizione nella Corporazione dei Pittori; per soddisfare le numerose commissioni che dovettero sopraggiungere mette scuola di pittura: reclutando tra i suoi allievi Pietro Negroni, di Cosenza; Giovan Filippo Criscuolo, di Gaeta; ed il cognato di questi Leonardo Castellani. Fu quello un periodo d’intenso lavoro ma anche di svago: “visse di continuo allegramente, e bellissimo tempo si diede” ci ricorda il Vasari. Il quale, giunto a