Marco Cardisco, detto pure Marco Calavrese, fu senza dubbio una delle figure più importanti della pittura napoletana sulla prima metà del ‘500. Tanto che il Vasari, nelle ‘Vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architetti’ (1550), trattando della sua biografia, scrisse che in Napoli il maestro calabrese “mostrò valere più di alcuno altro che tale arte in suo tempo esercitasse”. Ma come spesso accade per autori ormai remoti, sulla sua vita e sulle sue opere s’è addensata la caligine del tempo; che ne rende ardua oggi una fedele e certa ricostruzione.
Intanto, sul suo luogo ed anno di nascita – ignorati dal Vasari - soccorre una citazione di certo N. Morelli, riportata da Luigi Marsico in un suo pregiato articolo. Il Morelli - in un suo libro intitolato ‘Vita de’ re di Napoli’ dato in Napoli nel 1849 – asseriva infatti che il Cardisco sarebbe nato “a Tiriolo di Calabria nel 1486”. Ed il Marsico osserva, in proposito, che un contado di Tiriolo porta appunto per nome ‘Cardito’; con cui talora lo stesso pittore viene ricordato (Marco Calavrese o Cardito o Cardiense). Ed accettati ormai per verisimili il suo luogo ed anno di nascita; posto che sempre il Vasari scrive che “furono le pitture di maestro Marco lavorate dal 1508 fino al 1542”; si è portati finalmente a credere che l’esistenza del Cardisco si svolga tutta tra la nascita a Tiriolo, nel 1486, e la sua morte a Napoli, nel 1542: caduta, quindi, quando l’artista avrebbe avuto ancora l’età di 56 anni.
Madonna delle Grazie - Acerno
Il Vasari prosegue poi dicendo che il Cardisco “uscito della sua patria, elesse come ameno e pieno di dolcezza per sua abitazione Napoli, se bene indrizzato aveva il camino per venirsene a Roma”. Ed osserva, ancora, che egli “restò prigione col corpo di quel sito (Napoli) fin che rese lo spirito al cielo, et alla terra il mortale”. Insomma, il biografo assume l’opinione che il Cardisco, nel volersi portare alla volta di Roma, sia prima giunto a Napoli; e che lì, dov’era “dolce il canto della Serena, dilettandosi egli massimamente di sonare di liuto”, si sia fermato per tutta la sua vita; senza mai più uscirne. Una tesi, questa, che risulterebbe smentita; se non altro da un suo soggiorno romano di formazione. Vediamo, allora, di seguire l’itinerario del maestro sulla scorta delle date e delle opere certe, o di seria attribuzione, che ne segnano il cammino; per tentare di ricostruirne in qualche modo la sua vicenda d’uomo e d’artista.
Intanto il Vasari fa principiare – come abbiamo visto - l’attività del maestro al 1508: ma, a tale data, non si conoscono ancor oggi sue opere certe. Mentre, invece, sembrerebbe – posto che il suo catalogo è in continuo assestamento – che tra le prime opere datate possa annoverarsi la Madonna delle Grazie di Acerno (Salerno), del 1512.