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Gli altri bronzi
Un'altra traccia seguita da Moreno è stata la descrizione, da parte di Pausania, di una copia del monumento di Argo edificata a Delfi. Dalla quale ha dedotto che le statue poggiavano su un semplice podio semicircolare in pietra del diametro di 13 metri (tuttora esistente).
Degli altri bronzi sono rimasti soltanto indizi indiretti pitture su vasi greci o copie in in marmo di statue di epoca romana. L'elemento più significativo è un vaso ritrovato a Spina, vicino a Ferrara, che risale al V secolo a. C. e che riproduce proprio i Sette di Tebe e gli Epigoni. Poiché gli eroi greci dovevano essere riconoscibili a tutti, avevano sempre le stesse espressioni e posizioni. Questo ha permesso a Paolo Moreno di ipotizzare la posizione dei bronzi sul podio semicircolare ad Argo. |
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Il mistero del naufragio
Resta un ultimo enigma. Come hanno fatto i due bronzi superstiti ad arrivare nel mare della Calabria? «All'inizio si ipotizzò che i due bronzi fossero stati gettati in mare dall'equipaggio di una nave in difficoltà per il mare grosso», dice Moreno. «Ma nelle campagne di rilevamento successive si ritrovò un pezzo di chiglia appartenuta a una nave romana di età imperiale». Si notò inoltre che le due statue erano state ntrovate vicine e affiancate, cosa impossibile anche se fossero state gettate in mare contemporaneamente. Il ritrovamento sembra invece tipico di uno scafo di una nave naufragata, disfatta nei secoli a causa delle forti correnti e dell'acqua marina. «Una nave quindi trasportava i bronzi di Argo», conclude Moreno. Soltanto due? «Non è detto. Forse la nave apparteneva a un convoglio che trasportava l'intero gruppo, la cui sorte è ancora sconosciuta». |