E’ un peccato che nonostante l’intelligente lavoro di riproposizione critica svolto dal Museo Civico di Polistena – dove sono ospitati molti suoi lavori – d’un artista eccellente come Giuseppe Renda (Polistena 1859 – Napoli 1939) si sappia tuttora così poco presso il vasto pubblico: in Calabria e altrove. Eppure Renda fu, nella scultura, il degno contraltare del conterraneo Francesco Jerace; e quanto questi brillò della sua classica forbitezza, tanto il Renda eccelse nella celebrazione del più vivo e brioso dinamismo. La splendida Fortuna e le sue tante figure muliebri – in bronzo o fittili – lo dimostrano. Fu un uomo che sorrideva alla vita e continuava a sorridere nell’arte: sorretto sempre da perizia e da connaturale ironia. Ed ironico – finanche nella dedica altisonante alla consorte – è in questo veloce e spigliato autoritratto: arruffato, spiritoso, canzonatorio.
Saverio Gatto
Allievo del maestro di Polistena Giuseppe Scerbo fu nei primi anni della gioventù Saverio Gatto (Reggio Calabria 1877 – Napoli 1959). Che fu a Napoli scultore e pittore; sempre alla ricerca, in entrambe le arti, d’un’essenza di verità che fosse memore dell’insegnamento eterno della vita. Da ritrovarsi, quindi, nella rappresentazione di soggetti popolari, come pure nella riproposizione dei modelli alti consegnatici dall’arte classica.
Tutto questo condotto in un impegno pubblico a favore del rinnovamento, negli anni ’20, del processo artistico; ed in un soliloquio privato, con se stesso e le proprie risorse tecniche, che lo portò negli anni ’30 a prendere il pennello.
Il risultato – come mostra questo intenso autoritratto – fu una pittura scarna di retorica e succosa di colori; ch’era del tutto aggiornata con quanto s’andava allora agitando nell’arte italiana ed europea.
Enzo Benedetto
La Calabria ha dato al Futurismo – oltre Boccioni – tre pittori di valore: Antonio Marasco, Armiro Yaria ed Enzo Benedetto. Enzo Benedetto (Reggio Calabria 1905 – Roma 1993), già futurista a 18 anni – un “futurista record” lo definì Filippo Tommaso Marinetti – si trasferisce a Roma nel 1927. E lì dà corso alla sua esperienza di pittore ma anche di dinamico operatore culturale: fondando una rivista d’avanguardia – Interplanetario – dando alle stampe, nel 1933, un romanzo futuribile - Viaggio nel pianeta Marte – accostando la migliore intellighenzia italiana – Ritratto del filosofo Giovanni Gentile.
La pittura futurista non s’accontenta di disegnare un volto; ne vuole prendere una misura cartesiana: non anatomica ma stereometrica. Così questo autoritratto del 1942 – in collezione privata a Roma – lo stesso Benedetto volle definirlo Piani del mio volto. Spesso l’intento, in arte, è declamatorio; ma la geometria di Benedetto convince.