09 / 02 / 2012
Da questa mattina, i carabinieri di Reggio Calabria e il Ros stanno eseguendo un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della città dello stretto, nei confronti di undici appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta dei Pesce di Rosarno, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso.
I militari di Gioia Tauro e gli agenti del Commissariato locale di polizia, in coordinamento con la stessa operazione, stanno invece effettuando un’ordinanza emessa dal Gip di Palmi che dispone la custodia cautelare in carcere dei genitori, Michele Cacciola e Anna Rosa Lazzaro, e il fratello della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, morta suicida nell'Agosto scorso, accusati di maltrattamenti in famiglia e violenza o minaccia per costringerla a commettere un reato, cioè ritrattare le dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria.
Le indagini, finalizzate alla ricerca del latitante Giuseppe Pesce (attuale reggente dell’omonima cosca rosarnese), hanno permesso di individuare i nuovi soggetti a cui era stata affidata la direzione strategica e operativa dello stesso clan, fortemente indebolita dall’incessante azione di contrasto condotta dall’Arma con le recenti operazioni. Il provvedimento della Dda di Reggio Calabria dispone il fermo di colui il quale è considerato il nuovo reggente della cosca, Giuseppe Pesce (latitante dall'aprile 2010) e di dieci affiliati: Giuseppe Alviano; Giovanni Luca Berrica; Danilo D'amico; Biagio Delmiro; Domenico Fortugno; Saverio Marafioti; Rocco Messina; Francescantonio Muzzupappa; Giuseppe Rao; Francesco Antonio Tocco.
“La misura eseguita oggi - sostengono gli investigatori - si fonda su molteplici elementi di prova: il sequestro del “pizzino” scritto da Francesco Pesce; le dichiarazioni rese dalla testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola e dalla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce; i riscontri derivanti dalle numerose intercettazioni telefoniche registrate nel corso delle indagini”.