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Lettera aperta di Carmelo Anastasio a un uomo che ha contribuito alla cultura calabrese



fuscaldo piazza 31 / 05 / 2010

 

  
  La cultura calabrese deve molto a questo umanista , e noi fuscaldesi ancora di più. Un uomo libero che  ha assimilato il gusto della libertà trasmettendolo come  messaggio ; anche a me che l’ho conosciuto e stimato. Le sue opere le ho lette con lo stesso gusto che provo oggi nel leggere A.Camilleri e fui molto felice quando anni fa , accingendomi a scrivere sui valdesi, trovai nella biblioteca  Claudiana  di Milano i suoi due volumi    “ Un antico paese del sud”. Mi sembrò che la sua Fuscaldo, la nostra Fuscaldo,  scorresse nelle vene anche qui a 1200 Km di distanza  insieme all’Accademia Cosentina  che l’ha avuto tra i suoi Soci Ordinari più attenti. Quando di pomeriggio l’incontravo in piazza o negli uffici del comune , il suo era sempre un sorriso aperto , leale finestra generosa e rispettosa degli altri. Di uomini  così impegnati e intelligentemente fattivi a Fuscaldo ne ho  incontrato pochi ; forse sarebbe meglio scrivere non ne ho incontrati più. Era così interessante e divertente discutere con lui alle 6.45 del mattino sulla corriera che portava a Paola noi studenti e lui professore......Non perdeva un’occasione per valorizzarci trasmettendoci l’amore per Fuscaldo ; sembrava che più che raccontarla la storia del nostro paese , la interrogava  facendola diventare realtà viva , una fotografia storico-umanistica palpitante. 
 
Fu storico, poeta , ma a mio avviso anche filosofo amante della cultura  che viveva come atto creativo dello spirito. Un gran signore Pietro De Seta anche per disponibilità e gentilezza. Un maestro per me che mi avvicinavo adolescente alla scrittura : “ Carmè , puoi tenerli questi scritti dell’Accademia, vedo che t’interessano molto”. Si trattava di un saggio critico della poesia di Giuseppe Selvaggi  giornalista e poeta di Cassano. Conservo ancora quella dispensa. 
 
Don Pietro non aveva paura d’esporsi nel suo lavoro letterario. Nella sua opera “  La grande      poesia    silenziosa” entrò    addirittura    in   polemica con Benedetto Croce : “ Quando ci sediamo a tavola vogliamo mangiare a gusto nostro e non col menù di Benedetto Croce”. 
 
Pietro De Seta fu  saggista letterario, ma soprattutto storico amante della ricerca appassionata . Avrà trascorso infinite ore negli archivi storici di Napoli e in quello di Cosenza. Attraverso il maestro ho imparato a conoscere i grandi di Calabria : Cassiodoro, Telesio, Campanella, Gioacchino da Fiore, i classici Pitagora e Milone e tanti altri. La lettura dei  suoi due volumi che raccontano di Fuscaldo è piacevole e scorrevole ; una storia che acquista un valore di sovranità nella bellezza che possiede. Leggendola , sembra di leggere la storia di un mondo , quello di uomini fatti di anima , uomini che non hanno confini né di spazio né di tempo, un po’ come in “Cent’anni di solitudine “ di G. Màrquez  scritto diversi anni dopo. 
 
di Carmelo Anastasio

 


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    1. salvatore fabiano 10/05/2012 - 22:33
      Ho conosciuto don Pietro a cavallo degli anni 50 - 60 come mio docente al Pizzini di Paola. Era assistente di topografia e costruzioni, ma a noi tutti ha fatto amare la letteratura italiana. Ricordo ancora la sua enfasi nel parlare della corte di Federico II, del dolce stil novo, dei poeti della scuola siciliana. Un maestro di vita e di cultura.
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