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Moda Movie 2012: il cinema e la città rappresentati da Caputo e Imbrogno 29 / 05 / 2012

Confronto, crescita professionale e visibilità. Un trinomio, questo, che dal 1997 rappresenta l'obiettivo principale di Moda Movie, il progetto nato dall'idea di celebrare e approfondire la relazione tra il mondo della moda e delle arti, con particolare riferimento all'arte cinematografica.

Creato da Sante Orrico con l'Associazione culturale Creazione e Immagine, Moda Movie è giunto quest'anno alla XVI edizione e ha scelto di puntare l'attenzione sull'urban lifestyle, ossia il rapporto tra la moda e la città. Una città intesa come palcoscenico sul quale sfila l'alta moda e, soprattutto, come groviglio di strade all'interno delle quali nasce e si sviluppa lo "stile di vita urbano".

Quest'anno, infatti, è stato chiesto ai registi partecipanti di raccontare la città in tutte le sue forme: spazio e luogo, corpi e comportamenti che la abitano, architettura e stili urbani che la caratterizzano influenzando i meccanismi di interazione e identificazione tra corpo e ambiente. Senza dubbio, il cinema trova nella metropoli uno dei paesaggi più frequentati e nelle sottoculture urbane l'ispirazione per il lavoro di molti registi che hanno saputo restituire sul grande schermo non solo diversi stili urbani ma anche momenti di vita quotidiana.

Ed è proprio nel cortometraggio "Il Rappresentante", vincitore della sezione video di Moda Movie 2012, che Marco Caputo ha voluto esplicare, con le immagini e la fotografia, l'urban lifestyle della sua città, Cosenza. Attraverso la macchina da presa, il giovane regista ha raccontanto lo spaccato di una famiglia, divisa tra poesia e brutale realismo, nella Calabria contemporanea. Marco Caputo e Davide Imbrogno (in foto), sceneggiatore e attore, hanno prodotto questo ambizioso lavoro impregnato tra le suggestioni di Matteo Garrone, Paolo Sorrentino e il cinema italiano dell’impegno civile. Un progetto che ha toccato un tema caldo per il sud Italia, di cui entrambi i giovani artisti sentono l’esigenza di parlare.

Pochi minuti dopo la premiazione, mentre all'interno dell'Andromeda River i Camera 237 presentavano in anteprima il video City sounds, abbiamo scambiato due chiacchiere con l'attore Davide Imbrogno.

Come nasce la collaborazione tra te e il regista Marco Caputo?

Per prima cosa voglio salutare Marco Caputo, che stasera non è qui perché si trova all’estero. E come ho già detto prima, durante la premiazione, voglio ringraziarlo per avermi proposto di scrivere queste cortometraggio, e quindi per la fiducia concessa. Marco è un professionista di grandissimo talento, e lavoraci insieme è davvero interessante e costruttivo. Ci siamo conosciuti su un set di uno spot pubblicitario ed è nata una bella amicizia e un bel rapporto di lavoro. A Dicembre dell’anno scorso mi propose questa idea del corto, così ho elaborato il soggetto e scritto la sceneggiatura. Con molte difficoltà, non avendo nessun finanziamento, ci siamo buttati nella pre-produzione del corto, e subito dopo, nella realizzazione. Entrambi abbiamo creduto molto nel progetto. È stata una sfida, fortunatamente siamo riusciti a finire il lavoro, e presentarlo al pubblico.

Sono molti gli argomenti tratti nel corto, e soprattutto sembra che ci siano diverse chiavi di lettura, è così?

Assolutamente sì! Abbiamo cercato di mettere in luce non solo l’afflizione, il disagio, la disperazione dovuta da una condizione sociale non agiata, ma anche la condizione di solitudine e d’incomprensione dell’uomo. Il malessere del protagonista tenuto dentro per tanti anni, l’impossibilità di poter uscire dalla sofferenza. Il rapporto conflittuale tra padre e figlio, che altro non è che l’incapacità di trasmettersi amore. Un amore che i due personaggi avvertono, ma non riescono a comunicare, e che sfoga in rabbia proprio per questa condizione d’incomunicabilità. E poi, il rapporto vittima e carnefice, che affrontiamo nell’ultima sequenza.

I personaggi del cortometraggio sono tutti molto interessanti. Che lavoro avete fatto con gli attori?

Con ognuno di loro abbiamo parlato e discusso, abbiamo letto insieme la sceneggiatura, e ogni attore ha contribuito a caratterizzare il proprio personaggio. Abbiamo avuto il piacere di lavorare con professionisti come Giovanni Turco, Dante de Rose, Renato Costabile, Marisa Casciaro, e il giovanissimo Marco de Rose, un bambino di straordinaria bravura.

Dopo la vittoria di Moda Movie avete altri progetti in mente, visto questa bella miscela tra sceneggiatore e regista?

Stiamo già lavorando su altri progetti, in particolare dei videoclip di alcune band calabresi. Prossimamente usciranno i videoclip dei “Zona Briganti” e degli “Hantura”. I progetti sono tanti, ci impegneremo per renderli nel migliore dei modi.

Sui gradini del podio anche il video "Andromache" dell'irlandese Samuel Mac Fadden e il videoclip "Reato di emozione" di Kiave realizzato da Ginevra Berti e Luciano Cimino, classificatisi rispettivamente al secondo e terzo posto. Questa serata, l'ultimo appuntamento di  Moda Movie 2012 con la finale del concorso giovani fashion designer.

Maria Antonietta Vadalà 

Foto di Simona Caira


Etichette:

Moda Movie, cinema, moda, arte, Cosenza, Calabria


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