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Lettera aperta di Claudio Toscano: Le istituzione ci hanno abbandonato 11 / 05 / 2012

"Ci era stato promesso avanzamento, riflettori puntati contro ogni violenza che invocasse la determinazione sessuale come giustificazione all’offesa morale prim’ancora che fisica. Ci era stato promesso che questo fascismo sessista, volgare, sanguinario, squadrista e omofobico non avrebbe più trovato quartiere in Calabria, mai più a Reggio Calabria. Il sindaco e i suoi assessori promettevano incontri, tavole rotonde, solidarietà non solo mediatiche quanto sostanziali e fattuali. Parlamentari si erano espressi a sostegno di ciò, movimenti, il popolo di facebook e di twitter, tutti illusi in un cambiamento possibile, in un nuovo rinascimento non più tollarante ma integrante, dove la diversità non dovesse essere ipocritamente sopportata ma voluta, sposata e benedetta come fonte di contaminazione e dunque di crescita e di scambio. Volevamo rivendicare il diritto ad essere felici, a non aver paura di essere ciò che siamo, di amare un altro uomo come noi, di amarlo non già in ragione del suo genere ma del cuore. Chiedevamo che le istituzioni ci tutelassero e ci riconoscessero un diritto all’amore, al non dover temere di afferrare la mano del nostro compagno da uomini liberi, di essere fieramente non più omosessuali ma omosentimentali. E il sindaco e gli assessori e la giunta regionale e lo stato, tutti si erano impegnati in ciò, spendendosi in una solidarietà tanto abbronzata e sorridente quanto quella che si ottiene sotto la luce dei riflettori ma tanto finta quanto il silenzio che ci ha circondato dopo il clamore della violenza e dell’offesa".

Questo, un passaggio della lettera scritta da Claudio Toscano, il 28enne omossessuale prima aggredito e malmenato lo scorso 14 Aprile a Reggio Calabria per strada e poi umiliato da un infermiere in ospedale dove era andato per ricevere le prime cure. A poco meno di un mese di distanza dall'accaduto, Claudio manifesta la sua amarezza nei confronti delle Istituzioni calabresi.

"Il sindaco di Reggio Calabria latita, la giunta regionale e il suo ineffabile governatore non proferiscono più parole, ammesso che l’avessero saputo fare - continua Toscano -, contro l’omofobia, contro la violenza che violenta, questa si, la natura, contro la barbarie figlia della cultura dei campi di concentramento dove centinaia di migliaia di fratelli omosessuali e sorelle lesbiche hanno visto sfumare dentro il fumo passato per il camino della violenza e della crudele sadica follia tutti i loro sogni, tutta la loro carne, tutta la loro vita. Oggi non ci bruciano, ma non riconosco l’aggravante del picchiarci e violentarci in ragione di ciò che siamo nell’intima natura del nostro essere, non ci marchiano con i ferri roventi ma ci urlano il nostro marchio per strada, non ci chiudono in un ghetto con una stella rosa cucita sul petto ma da noi si pretende il silenzio e la sottomissione".

"E se il sindaco di Reggio non convoca più noi ma ritiene invece "urgente", opportuno legittimare e garantire che i figli di casa pound, copertura ad una rinnovata e strisciante e cieca violenza e apologia del fascimo, possano trovare casa, legittimazione e asilo nel comune di Reggio, loro che hanno alle spalle decine di atti verbali e fisici contro noi omosessuali allora io non voglio più essere un cittadino di questa città e il mio sindaco non è più il mio sindaco e la mia terra non è più la mia terra prosegue il giovane -. Se casa pound trova l’attenzione del mio sindaco e dei miei assessori ed io no e ogni omosessuale di Reggio no, allora tre volte ci hanno ferito e la più grave ferita è quella delle nostre istituzioni latitanti e colpevoli di omissione di soccorso e di ipocrita apologia del fascismo, inteso come cultura dell’odio e della violenta affermazione di idee, queste si contro natura".

"Sono fiero di ciò che sono, sono fiero del mio dolore e della mia forza, sono fiero di amare la mia terra e di non volerla tradire - conclude Claudio Toscano - ma è giunto il momento dell’offesa, che lo sdegno contro chi dovrebbe rappresentare il meglio della sua terra e invece ne incarna il più strisciante pregiudizio e legittima ogni futura violenza, divenga un urlo nella gola non solo di ogni gay e lesbica calabrese ma di ogni uomo e donna che amando la giustizia sia timorata contro ogni barbarie civica e sociale".


Etichette:

lettera aperta, Claudio Toscano, omofobia, denuncia, Reggio Calabria, Calabria


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