24 / 01 / 2012
Le Province calabresi rimandano al mittente le accuse di "casta" e "concausa dello stato di difficoltà economica e istituzionale in cui versa il Paese" e si chiamano fuori, come ha già fatto l'Upi, dalle sedi di concertazione con il governo.
È quanto emerso a conclusione della riunione congiunta delle cinque assemblee provinciali calabresi che si è svolta a Lamezia Terme. Al termine dell'iniziativa - che ha visto assieme per la prima volta le assemblee provinciali di Catanzaro, Reggio, Cosenza, Vibo e Crotone - è stato approvato un ordine del giorno unitario con il quale gli enti "aderiscono alla mozione dell'Upi nazionale di proposta dell'emendamento al comma 20 dell'articolo n.23 del dl 261/2011 'Proroga di termini previsti da disposi zioni legislative'' e auspicano "la riunione immediata di tutti i Consigli delle autonomie locali (Cal) affinché sia avviato, così per come è già avvenuto per il Cal Piemonte, attraverso le Regioni, l'iter del ricorso alla Corte Costituzionale contro le disposizioni della manovra Monti che trasformano le Province in enti di secondo grado adibiti a funzioni di coordinamento delle attività dei comuni".
Nel documento, i sottoscrittori "si augurano che le Province chiamate a rinnovare i propri organi di governo nel 2012 e che, invece, saranno commissariate in attuazione di una norma introdotta nella conversione del decreto legge n. 201/11, si attivino in tutte le sedi competenti per impugnare gli atti attuativi della disposizione citata, palesemente illegittima in quanto chie de l'applicazione di una disposizione (l'art. 141) del D.Lgs 18.08.2000 n. 267 disciplinante altre fattispecie non assimilabili al caso specifico, quindi lesiva dell'autonomia delle Province e finalizzata ad impedire ai cittadini di potersi esprimere democraticamente arrecando loro un pregiudizio grave e irreparabile".
Le assemblee delle Province calabresi, inoltre, "ribadiscono la volontà di procedere a una riforma organica delle istituzioni provinciali, che, salvaguardando il livello di democrazia, razionalizzi le funzioni e le dimensioni delle amministrazioni" e sollecitano "a Regioni e Comuni di condividere e sostenere la richiesta al Parlamento di avviare una riforma complessiva del sistema istituzionale del Paese, per renderlo più efficiente e funzionale".
L'ordine del giorno si conclude con la richiesta alla Regione Calabria "di sollevare la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale richiedendo la sospensione delle norme impugnate, secondo quanto previsto dall'art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, poiché dalla loro esecuzione può derivare un 'irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico e all'ordinamento giuridico della Repubblica e un "pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti dei cittadini".