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Può una donna "evolversi" dal suo essere fino a schiudersi dal suo baco per divenire finalmente farfalla?



Io e Bersca: un'anima e due vite parallele. Ecco la nuova opera letteraria di Maria Suppa 26 / 07 / 2012

Quella di Bernarda è la storia di una ragazza che ha sempre vissuto nell'ombra e nei suoi complessi di inferiorità, di essere brutta e grassa. Una creatura insignificante come, a suo dire, lo era anche il nome che le era stato dato: se ne vergognava profondamente, a tal punto da decidere di cambiarlo facendosi chiamare Bersca.

Bersca lavorava in una fabbrica e condivideva l'appartamento con altre due ragazze. Due cose riuscivano a farla stare realmente bene: scrivere, certo, ma soprattutto allontanarsi dalla realtà con la fantasia, viaggiando in una dimensione parallela dove tutto poteva accadere. Era una sognatrice, un'ingenua sognatrice.

Nel tragitto in treno che la portava a lavoro, incontrava spesso un ragazzo, del quale si era follemente innamorata ma che non la degnava nemmeno di uno sguardo. Non potendolo avere nella realtà, lo viveva continuamente nelle sue fantasie. Gli aveva dato un nome, Luca, e nei copioni immaginari di Bersca, diventava il marito e l'amante. Lei non era più un’operaia ma, a volte, diveniva una manager o scrittrice, altre, una farmacista o una cantate e anche madre, riuscendo a partorire senza sapere neanche realmente come si facesse l’amore. Studiava su internet e sulle riviste le varie tecniche di approccio nel caso, un giorno, avesse incontrato un uomo capace di amarla davvero.

Le giornate di Bersca passavano così, tra momenti di depressione, autolesionismo ed esaurimento nervoso fino a quando, assistendo a un concerto di Dolcenera, decise di cambiare: con l’aiuto dei suoi viaggi immaginari e con la sua forza di volontà, cercò di riprendersi. Ma la vita è una tentazione irresistibile e ben presto i lividi e le lacrime iniziarono a segnare gli errori della sua ingenuità. Bersca, però, voleva vivere senza nascondersi più negli abissi. Decise di mostrarsi a tutti per quello che era realmente, senza più vergognarsi, con tutte le cicatrici che si portava addosso.

Convinta di non avere grandi doti ma esageratamente vogliosa di emergere in qualcosa, iniziò a scrivere un libro. Scrisse la sua storia, sperando che qualche ragazza sfortunata, come lo era stata lei, leggendo il suo libro potesse avere la forza di reagire. Una casa editrice finalmente lo pubblicò. La sua vita ebbe una svolta. Continuò lo stesso a lavorare in fabbrica, a prendere il treno per andare a lavoro e a sognare Luca ma in più aveva l’amore della sua famiglia, dei suoi angeli e degli amici.

Il libro, scritto da Maria Suppa, si scandisce in pagine di metamorfosi, intrise di vibrazioni e speranze, opportune per la possibilità di una rivincita. È contro l'omofobia, contro la violenza sulle donne, contro ogni forma di discriminazione. A volte ridicolo, a volte drammatico, descrive e rappresenta il sogno che rincorre la realtà per renderla più bella perchè, come scrive l'autrice, "nella vita siamo tutto e siamo niente...siamo quello che vogliamo essere!"

Biografia

Maria Suppa nasce a Vibo Valentia il 03 Ottobre 1977. Sin dall’infanzia manifesta interesse per il mono dell’arte, il disegno a matita e carboncino. Approdata alla pittura da autodidatta, decide però d’intraprendere un’altra strada frequentando l’accademia per hair stylist. Si trasferisce da Vallelonga a Milano, dove tutt’ora vive e lavora. Collabora con i più noti coiffeur che le fanno amare sempre più questo mondo, tanto da diventare nel 2004 una giovane imprenditrice, aprendo il suo primo salone di bellezza Face Off, partenaire di un noto marchio parigino. Ma l’amore per la pittura è sempre vivo in lei e questo sentimento la porta a sperimentare nuove tecniche e a dar vita a nuove forme. I suoi lavori raccontano la realtà, espressa sulle tele in forma più allegorica. Il tratto è marcato, i colori intensi, la prospettiva per lo più bandita. Non ci sono regole e precisioni, ma solo istinto viscerale. Ammirando i suoi quadri si rimane coinvolti in questo gioco di colori, di occhi che guardano e di mani che accarezzano. In alcuni, una dolce descrizione di una, talvolta, amara realtà. In altri, momenti di vita gioiosa racchiusi in una tela che al momento li sa sprigionare. La sua arte non è solo pittura e moda, ma va oltre, toccando inchiostro, tasti, lettere e parole. Si cimenta infatti in ambito letterario, scrivendo nel 2011, il suo primo libro "Non sono mica qui a pettinar le bambole", distribuito da ilmiolibro.it/ Feltrinelli, proseguendo nel 2012 con la pubblicazione del secondo libro "Io e Bersca" , distribuito da La Caravella Editrice.

Le sue opere sono pubblicate in diversi cataloghi e riviste d’arte, tra i quali "Avanguardie artistiche 2011", Boe', 5° Biennale di Ferrara. I critici d’arte che hanno scritto di lei sono diversi, da Angelo De Falco a Dino Marasà, da Anna Soricaro a Sandro Serradifalco.


Etichette:

libro, Maria suppa, vite parallele, Vibo Valentia, Calabria


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