Calabria On Line
Login password
Registrati Adesso | Recupera Password
Calabria cultura Calabria Ricerche Calabria speciali Calabria turismo Calabria turismo
Rubriche|Borghi di Calabria|Mali di Calabria|Risorse di Calabria|Città dei Ragazzi|Articoli|
 Utenti online: 130

News - Eventi - Sport
CATANZARO
News - Eventi - Sport
COSENZA
News - Eventi - Sport
CROTONE
News - Eventi - Sport
REGGIO CALABRIA
News - Eventi - Sport
VIBO VALENTIA
Lavoro in Calabria
Eventi in Calabria
Archivio Articoli
Condividi con
Seguici su Twitter Seguici su Facebook Iscriviti ai nostri Feed
COL
La Calabria - Tutto e Tutta
Catanzaro
Cosenza
Crotone
Reggio Calabria
Vibo Valentia
Arte e Cultura in Calabria
Tradizione e Folclore in Calabria
SENTIERI
I Sentieri di COL
Diventa Editore
Condizioni
F.A.Q.
I nostri Ospiti
SPECIALE COL
Rubriche
Borghi di Calabria
Mali di Calabria
Risorse di Calabria
Città dei ragazzi
Articoli
COLTour
Incoming Calabria
Virtual Tour
Da Visitare in Calabria
Viaggi in Calabria
Alberghi e Ristoranti Calabresi
Prodotti Tipici Turismo Enogastronomico
Escursioni in Calabria
Itinerari in Calabria
I Paesaggi di Calabria



Home Page | Sei in Speciale COL | Articoli



ariston teatro 13 / 01 / 2010

Trenta presenze al Festival di Sanremo, in qualità di addetto ai lavori, rappresentano senza dubbio un bel record. La sua prima edizione, seguita da vicino, risale al 1979.
Oggi, il giornalista e scrittore Vincenzo Pìtaro, calabrese (nato a Gagliato, in provincia di Catanzaro), è quel che si dice un «veterano» di questa kermesse, una sorta di «memoria storica». Non a caso, nel 2001, in occasione delle nozze d'oro festivaliere, è riuscito a racchiudere in un saggio voluminoso centinaia di ricordi, curiosità e segreti, interviste, ansie e atmosfere, fatti, misfatti, personaggi e retroscena di cinque decenni in musica. E non è neppure un caso se, a tutt'oggi, continua a fornire la sua consulenza professionale a prestigiose case discografiche, sia milanesi che romane. Un poliedrico, un eclettico e un acuto osservatore, spesso polemico; uno che - come dicono i colleghi dell'ufficio stampa - «a buon ragione, non ha mai sopportato le cose storte». Noti al pubblico televisivo rimangono gli scontri al Dopofestival e in alcune conferenze stampa con Al Bano, Toto Cutugno, ecc.
- Il tuo primo Festival risale addirittura al 1979, quando eri ancora giovanissimo…
«Sì, cominciai a seguirlo dal vivo nel 1979. Allora il Festival si svolgeva nel mese di gennaio. Mi trovavo ad Albenga, in provincia di Savona, militare di stanza alla caserma "Turinetto". Tre anni prima, nel 1976, appena diciottenne, avevo iniziato a scrivere per "Il Giornale di Calabria", quotidiano diretto dal mai troppo compianto Piero Ardenti, un vero gran maestro del giornalismo italiano. Una sera mi telefonò il caposervizio (che ben sapeva della mia passione per la musica leggera) e mi chiese se intendevo seguire il Festival. "Albenga dista da Sanremo soltanto pochi chilometri", mi disse. Ma io, oltremodo affascinato già d'allora da questa kermesse, sarei andato anche oltreoceano. Cosicché, senza esitare un istante, chiesi una licenza e partii alla volta di Sanremo, portando con me due commilitoni. Uno di loro, torinese, garda caso, si chiamava proprio Ravera, come l'indimenticabile patron Gianni, che fu assai cortese nel procurarci gli inviti per le serate. La sala stampa, allora era al Ritz, una sorta di bunker sotto l'Ariston. Era lì dentro, in quel sotterraneo, in una vera e propria bolgia dantesca, che si tenevano le conferenze stampa con cantanti, organizzatori e discografici. E da lì, tutti i giornalisti accreditati (a parte quelli della radio e delle tv, relegati in una sede molto più lontana), di sera seguivano il Festival su un megaschermo, tra un assordante ticchettìo di macchine per scrivere, urla, schiamazzi, applausi, ecc. Questo, all'inizio, sinceramente, contribuì a procurarmi l'unica piccola delusione. Per fortuna, poi, negli anni a venire, le cose cambiarono: cominciai a collaborare con l'ufficio stampa dell'Afi, seguendo il Festival da ogni parte del teatro e persino dal blackstage.
Tornando a quel mio primo Festival, ricordo che presentava Mike Bongiorno con Anna Maria Rizzoli. Fu l'anno in cui vinse un illustre sconosciuto che poi nessuno ebbe più modo di ascoltare: Mino Vergnaghi. Tra i cantanti in gara, c'erano anche i Camaleonti, Antoine ed Enrico Beruschi che cantava "Sarà un fiore", nonché Pippo Franco, in qualità di ospite».
- Pitaro, tu sei stato il primo giornalista ad attribuire a Pippo Baudo l'appellativo di Superpippo. Tutti i giornali, d'allora, hanno continato a chiamarlo così...
«L'appellativo di Superpippo è nato così, per caso, nel 1992. Stavamo seguendo le prove all'Ariston e alcuni tecnici che controllavano l'audio, continuavano a chiamare: "Pippo, Pippo...". Quale Pippo?, chiesi io. Sul palcoscenico ce ne sono tre di Pippo: c'è Pippo Caruso (direttore di orchestra), Pippo Balistrieri (direttore di palco) e SuperPippo. Molti giornalisti si misero a ridere, apprezzarono evidentemente la battuta, e all'indomani diversi quotidiani lo ribattezzarono così. Il mio, comunque, non era affatto un complimento. Quell'anno, lo vedevo come il Superpippo dei cartoni animati. Baudo era diventato troppo invadente e aggrediva persino la Stampa. Non sopportava le critiche, era diventato quasi schizofrenico, polemico con tutti coloro che gli venivano a tiro. Quell'anno, come titolò Aldo De Luca su "Il Messaggero", pareva avesse la sindrome dell'accerchiamento».
- Le polemiche, al Festival, si direbbe che non sono mai mancate?
«Beh, in un certo senso, sì. Anche se oggi, spesso e volentieri, si esagera. Si arriva a polemizzare anche per i fiori che i floricoltori vorrebbero vedere in abbondanza, dappertutto. Il Festival, comunque, va preso per quel che è, con tutto quello che si porta dietro anno dopo anno: le inevitabili polemiche iniziali, le grane dell’ultimo minuto, le bizze ed i capricci di qualche cantante, ecc. A tutto quello che accade "prima", comunque, sarebbe meglio non prestare orecchio. Per il Festival di Sanremo, anzi, va bene un adagio che i più esperti addetti ai lavori della televisio¬ne utilizzano per le "dirette" più difficili: prima dell’inizio sembra che possa succedere di tutto. Poi, quando si accendono le telecamere, ogni cosa torna al suo posto e lo spettacolo va avanti».
- Questo Festival, quindi, secondo un'altra curiosità riportata sul tuo website www.vincenzopitaro.it, non sarebbe neppure nato a Sanremo?
«Sono in pochi a saperlo: il Festival di Sanremo nacque, per caso, in... Toscana. Sembra strano, ma è così. Nell'estate del 1950 s'incontrarono a Montecatini, dov'erano andati per le cure termali, il maestro Giulio Razzi, direttore della Rai, e il concessionario del Casinò di Sanremo, Pier Busseti. Questi, stava cercando iniziative per rilanciare la "città dei fiori" e Razzi, dal canto suo, aveva bisogno di nuove trasmissioni per vivacizzare la Rai. Sicché, fra una bevuta e l'altra di acqua miracolosa, spuntò l'idea: e se facessimo un festival della canzone italiana?
Cinque mesi più tardi, di lunedì, alle 22,30 del 29 gennaio 1951, nacque il primo "Sanremo" tenuto a battesimo dagli abituali frequentatori del Casinò. Prezzo del biglietto d'ingresso: cinquecento lire. Cena e canzoni, comprese. Una sola orchestra (quella di Cinico Angelini) e tre partecipanti: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano. A presentare fu invece chiamato Nunzio Filocamo, un signore dai toni eleganti e dalla voce vellutata. Vinse la Pizzi con "Grazie dei fior". Del suo disco si vendettero soltanto 36 mila copie, un numero irrisorio, se paragonato alle cifre odierne. La radio trasmise in diretta solo la serata finale del 31 gennaio (dalle 22 alle 23,30), mentre il pubblico del Casinò (uomini in smoking e donne in abiti lunghi) cenava distrattamente, pensando di assistere a un avvenimento appena mondano. Nessun giornalista, infatti, scrisse una riga.
Il Festival cominciò dall'anno successivo a crescere a dismisura: le canzoni arrivarono a centinaia ai selezionatori e i cantanti aumentarono di gran numero. Persino le orchestre diventarono due. L'anno della grande svolta, comunque, fu il 1958 che, peraltro, fu anche l'anno del perbenismo esasperato. Domenico Modugno, che s'era, fatto conoscere con curiose canzoni popolate di svegliette e di donne ricce si presentò con "Nel blu dipinto di blu" e stravinse in coppia con il giovanissimo Johnny Dorelli, facendo gridare al miracolo. Gli anni d'oro del festival proseguirono fino al 1967. Il suicidio di Tenco. Quell'evento, naturalmente, gettò una tragica, ombra sul palcoscenico del Casinò. Vinse tra l'indifferenza generale Claudio Villa, ma il vero vincitore fu proprio lui, Luigi Tenco con "Ciao amore, ciao", canzone interpretata anche dalla calabrese Dalida. D'allora, per molti anni, la “mongolfiera” sanremese proseguì (appesantita) senza riprendere quota. Ancora oggi la kermesse, purtroppo, fa parlare di sé per ben altri motivi: dispute, diatribe, lotte di fazioni o altri eventi che con la canzone nulla hanno da spartire. Quella di Sanremo, comunque, nonostante tutto, nonostante i molti detrattori, rimane la manifestazione canora più amata e seguita dagli italiani».

Patrizia G. Rodolli

 

Visita la pagina di Pitaro Vincenzo 

 


 


Etichette:

sanremo, festival, superpippo, giornalista calabrese, vincenzo pitaro, storia della kermesse


Più letti oggi

Più commentati della settimana

    Articoli virali su Facebook
    Cultura e Spettacolo in Calabria
    Archivo Articoli


    Letto 2922 volte | Letto 3 volte oggi
      Lascia un commento
      Il tuo indirizzo ip (non verrà visualizzato)*
      Nome*
      Email (non verrà visualizzata)*

      + = ( Inserisci il risultato della somma)*


       




      © 1997-2020 CalabriaOnline By Internet & Idee S.r.l P.Iva: 02196690784




      ?>